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Tizianawrote:
 
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Dec. 2
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Oct. 6
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         fleur argent

 

 

   
Sept. 1
ANALUZ .wrote:
Aug. 25

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Corpo di donna...

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
tu rassomigli al mondo nel tuo atteggiamento d'abbandono.
Il mio corpo di contadino selvaggio ti scava
e fa saltare il figlio dal fondo della terra.

Sono stato solo come una galleria. Da me fuggivano gli uccelli
e in me la notte entrava con la sua invasione possente.
Per sopravvivermi ti ho forgiata come un'arma,
come una freccia al mio arco, come una pietra nella mia fionda.

Ma cade l'ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del petto! Ah gli occhi dell'assenza!
Ah la rosa del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

Corpo di donna mia, persisterò nella tua grazia.
La mia sete, la mia ansia senza limite, la mia strada indecisa!
Oscuri fiumi dove la sete eterna continua,
e la fatica continua, e il dolore infinito.

Pablo Neruda
buon ferragosto aricyao
nadir

Aug. 15

inter

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September 18

18/09/08

UN ANNO DI NOI
 
A te che sei l’unica al mondo
L’unica ragione per arrivare fino in fondo

Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro
A te che mi hai trovato
All’ angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi
Tu mi hai raccolto come un gatto
E mi hai portato con te
A te io canto una canzone
Perché non ho altro
Niente di meglio da offrirti
Di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo
E la magia
Che con un solo salto
Ci fa volare dentro all’aria
Come bollicine
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo

Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
A te che io
Ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti
Stringendoti un po’
E poi ti ho visto
Con la forza di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita
E trascinarla in salvo
A te che mi hai insegnato i sogni
E l’arte dell’avventura
A te che credi nel coraggio
E anche nella paura
A te che sei la miglior cosa
Che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni
E resti sempre la stessa
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei
Essenzialmente sei
Sostanza dei sogni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che non ti piaci mai
E sei una meraviglia
Le forze della natura si concentrano in te
Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
A te che sei l’unica amica
Che io posso avere
L’unico amore che vorrei
Se io non ti avessi con me
a te che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la fatica un immenso piacere,
a te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande,
a te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più,
a te che hai dato senso al tempo senza misurarlo,
a te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore,
a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei...
e a te che sei, semplicemente sei, compagna dei giorni miei...sostanza dei sogni...

TI AMO AMORE MIO...

Grazie per tutto quello che mi hai dato, e per quanto mi rendi felice!!

 uyg

 

 

 

October 08

Ayrton....

Cosa è rimasto di Ayrton Senna ognuno lo sa per conto proprio, il suo casco che passa e va, un gesto del braccio , della mano, un segno sull'asfalto il timbro della sua voce.
E' rimasta comunque un'integrità perchè intenso fu sempre al punto da morire cosi davanti a tutti mentre eravamo convinti, da lui sopratutto, che fosse bravo, dotato, perfetto al punto da sembrare invulnerabile.
Era un ragazzo esposto attraversato dai sentimenti e dal talento che dentro di lui per qualche magia rimbalzavano, tornavano restituiti tra noi sino all'ultimo sino ad una fine anche quella pubblica e per questo dolorosamente indimenticabile.
E' stato un ragazzo fortunato anche se raramente felice come se le sue ricchezze lo obbligassero ad un compito, a restituire pure li in continuazione qualcosa di prezioso come se avesse a che fare con un dovere un espiazione per questo forse ostentava un favore che nessuna vittoria nessun record riuscivano a estinguere avrebbero estinto mai, ostentava un conto aperto con se stesso anche se sembrava addebitato agli altri, a chi voleva batterlo, a chi ostacolava un proponimento, una sete segreta.
I lampi avevano una coda di ombra visibile come la scia di un cometa, contenevano un unicità formidabile e offrivano un compendio di tenerezza alla violenza della corsa, del rumore, della velocità poi per qualche via anche quella imprevista Ayrton ce la faceva, abbandonava la sua guerra respirando e te lo trovavi all' improvviso li in una tregua che ancora adesso fa venire voglia di parlare, di chiamarlo, tenerlo vicino sotto un pergolato a bere una birra piccola, una limonata recuperando un tempo prezioso e perduto.
Ayrton Senna è morto 13 anni fa, primo magggio 1994 aveva 34 anni, con la malinconia che ci accompagna e con l'orgoglio che fu suo e che è rimasto nostro lo ricordiamo.
La fondazione che porta il suo nome è diventata in questo decennio una realtà decisiva per migliaia di bambini brasiliani.
Ayrton è rimasto con quelle sue frasi dense che dava cercando di spiegare un senso all' apparenza sua soltanto, in realtà comprensibili al punto da tenerci vicini, qualcosa che infatti funzionò resiste e funziona che comprime il tempo e contiene un tutto come se ci fossimo appena salutati, ohi ciao tanto ci si rivede ci incontriamo di certo di nuovo , subito, domani, tra un po...

Immagine

Accadde dentro un fine settimana che sembrò un capriccio del destino, una cattiveria, accadde troppo presto per darci una ragione troppo tardi per provare a dimenticare, non avevamo ormai soltanto un pilota da raccontare per sempre avevamo un persona capace di offrire un integrità di comunicare non semplicemente i gesti del correre ma anche ciò che quei gesti, felici o rabbiosi, determinavano.

Avevamo un uomo che vinceva o perdeva come nessuno, eppure poco dopo poco prima ci somigliava, somigliava ad un immagine che rincorrevamo andando dietro proprio a lui .
Integrità infatti abbinata a una religiosità che Ayrton era riuscito a definire scoprendo poco prima della fine purtroppo una pace, uno scampolo di sereno.
Questo più di altro ci è servito e ci serve.
Ayrton Senna è morto correndo aveva fatto in tempo ad accettare la propria natura, c'è in tutto questo una pietà, un confronto sottilissimo, c'è perfino l'insegnamento .
Il resto, i suoi scarti, i suoi avversari, questo processo assurdo che non c'è sono cose che contano meno, che non ci riguardano che avrà dimenticato.
Possiamo far senza, noi e lui, pur continuando a guardarci a stare insieme...
 
 
"La cosa più importante è essere te stesso,senza permettere a nessuno di ostacolarti, senza essere diverso perchè qualcuno vuole che tu sia diverso. Devi essere te stesso. Molte volte farai degli errori a causa della tua personalità, del carattere o delle interferenze che puoi trovare lungo il tuo cammino. Solo cosi puoi imparare dai tuoi errori. E' questa la cosa principale: utilizzare gli errori per imparare. Io credo nell'abilità di concentrarsi profondamente, in modo da rendere e progredire ancora di più."
 
 
Nel 1994 Senna arriva alla Williams RENAULT.
La vettura tanto sognata che l'anno prima ha trionfato nel mondiale con il nemico di sempre, Alain Prost.
Ayrton non concluderà mai più una corsa,  in Brasile finirà in testa coda per cercare di reggere il ritmo della Benetton di Schumacher, ad Aida non compie che pochi metri, poi arriva Imola la sua tragica vigila, il Senna turbato, disperato dalla morte di Ratzenberger il giorno prima...non si saprà mai cosa hai tradito Ayrton nei suoi ultimi istanti..forse lo sterzo.
Come sempre il primo maggio il mondo stava correndo insieme a lui, con quel ragazzo che in 10 anni aveva saputo essere il numero 1, nelle corse, nella vita e che all'improvviso se ne è andato come chiunque altro... lasciando memorie, ricordi ma non il nulla come quando il sole tramonta...
 
 

Domenica 17 luglio 1994
Al Rose Bowl di Pasadena la partita sta per iniziare. I giocatori sono schierati ognuno nella propria parte di campo, muscoli e maglie gialle contro muscoli e maglie azzurre. Romario ha un piede sul pallone. L’arbitro fischia. Con un boato della folla seduta sugli spalti, la finale di Coppa del Mondo fra Italia e Brasile inizia.
Seduti più in su, molto più in su, due personaggi stanno guardando la stessa partita. È strano pensarlo, ma una gara di quell’importanza arriva veramente dappertutto.
"Vinceremo noi” dice Enzo Ferrari, aggiustandosi gli occhiali scuri.
“Macché, vinceremo noi, alla grande!” risponde Ayrton Senna, girandosi al contrario il berrettino per vedere meglio.
Si guardano con un sorriso, ognuno convinto delle proprie parole. Si ha un bell’essere puri spiriti, gente come quella, in gara da quando è nata, in realtà non smette mai di esserci, anche quando noi non li vediamo più.
Cosi, ognuno senza farsi vedere dall’altro, un po’ di suo ce lo mette. Un soffio, e la palla di Massaro finisce dritta in bocca a Taffarel. Un soffio, e la palla sfuggita a Pagliuca rimbalza contro il palo e in rete non ci va. Allo stesso modo il tiro di Baggio vola al cielo e la deviazione di Romario finisce al piano di sotto. Tutto questo è loro possibile perché già erano magici da vivi, figuriamoci da morti.
E cosi si arriva ai rigori. Tutto il mondo sta col fiato sospeso. La folla seduta sugli spalti non parla, i due seduti più in alto si.
“E adesso me la voglio proprio levare la soddisfazione di vedere vincere l’Italia!”
Enzo si accomoda meglio sulla sua nuvola. Ayrton io guarda e nei suoi occhi passa un lampo strano, fosse è il riflesso del sole, che cosi in alto è molto più lucido.
“Però nella tua vita, di soddisfazioni te ne sei tolte un sacco...”.
“Che c’entra, pure tu!”.
Lo sguardo di Enzo è fisso su Baresi che si avvicina al dischetto col pallone.
“Beh, a parte il fatto che io non ho mai guidato una Ferrari e tu l’hai creata, poi...”.
La voce di Ayrton è quasi un soffio.
“Tu sei morto a novanta anni, io a trentaquattro”.
Enzo Ferrari si gira verso il pilota, sfila gli occhiali scuri e i due si guardano negli occhi. Poi, con un sospiro, proprio mentre Baresi parte per la sua rincorsa, gira la testa dall’altra parte.
E il resto è storia.

 
senna1994ia8 
 

 

 
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